“Assoluti protagonisti del nostro operare sono gli elementi,

pur fragili ma non incerti, di una esplorazione cognitiva che vuole addentrarsi nelle profondità dell’essere umano.

Per questo rivendichiamo all’arte la facoltà di produrre fenomeni,

segni e simboli che si fanno coscienza e conoscenza di sé,

delle proprie origini umane.

Per emergere, in opposizione alla quasi completa disumanizzazione della nostra civiltà,

i mondi nascosti, sotterranei della psiche più profonda, non per questo né ferina né animale,

per riproporli come metafore delle contraddizioni del presente,

ci sembra ancora una volta l’unico elemento fondativo dell’arte. 

Da qui l’assunzione di miti, di simboli del passato che emergono dagli spazi, dai templi,

dalla storia e una volontà di riproporli rinnovati come esperienze eternamente vive che chiarificano il presente.

Ciò non vorrebbe essere e non è una forma superficiale di citazionismo bensì un richiamo,

una necessità ad ancorarsi ad una profondità “oggettiva”. Quella dell’umana interiorità.

Da ciò auspichiamo l’emergere di una “lettura univoca” che accomuni in un rapporto più profondo l’opera e la coscienza del fruitore,

solo così, al di là di ogni assetto formale, di ogni divagazione aleatoria, così tipica di molte ramificate e divergenti forme dell’arte a noi contemporanea,

l’arte stessa potrà ancora farsi rivelazione.

Il titolo di questa nostra esposizione perciò sintetizza la nostra direzione di ricerca: un ritorno alle radici,

al mistero che fin dalle prime origini sottende intimamente la vita e la sensazione nascosta dell’armonia.”

Verona, 8 maggio 2004

(2004 – Galleria La Meridiana, Verona – “Gli Spazi del Ritorno”)